mercoledì 16 marzo 2011
ma dove le vogliono fare le centrali nucleari?
lunedì 14 marzo 2011
referendum contro il nucleare: scegli la vita
Se il super tecnologico e rispettoso delle regole Giappone è non è riuscito a gestire le sue centrali nucleari dopo un sisma più forte del normale, cosa vi fa pensare che in Italia, che è la patria delle deroghe ad ogni legge e regolamento, si possa avere garantita sicurezza e trasparenza da chi dovrebbe costruire questi mega impianti anche in casa nostra?
il 12 giugno andate a votare SI al referendum per abolire il ritorno al nucleare già deciso da Berlusconi contro la nostra volontà.
Ecco alcuni link per informarsi sui referendum:
http://www.acquabenecomune.org
http://www.referendumacqua.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011
http://www.fermiamoilnucleare.it
http://www.sireferendum2011.it/
http://www.greenpeace.org
mai una Fukushima in Italia
A L'Aquila non c'erano centrali nucleari, era una zona sismica, come quasi ovunque in Italia. Molti edifici crollati erano costruiti con la sabbia, gran parte della popolazione sarebbe sopravvissuta se evacuata in tempo. I segnali premonitori c'erano da mesi. Questa è l'Italia che specula sui terremoti e ride come una iena al telefono.
Il nucleare lo vuole l'Italia dei morti come Veronesi, Berlusconi, Testa, Prestigiacomo, Marcegaglia, Casini, Fini, cooperative bianche e rosse, l'Enel, i deputati e senatori dei due maggiori partiti Pdl e Pdmenoelle (che ora fa ammuina), uniti nella scelta del nucleare sicuro, così come per gli inceneritori e l'acqua privatizzata. Se Chernobyl fosse avvenuto in Francia, ad esempio a Chooz, la regione di Champagne-Ardenne situata al centro dell'Europa sarebbe interdetta agli esseri umani per migliaia di anni. Perché correre un rischio così alto? Per difenderci dagli alieni? O da una catastrofe planetaria? Oper lucro, il solito miserabile, schifoso, merdoso lucro? Io non voglio che i miei figli corrano questo rischio e farò qualunque cosa in mio potere contro il nucleare. Le madri dei nuclearisti, così come quelle degli imbecilli, sono sempre incinte.
L'ambasciata francese a Tokyo ha inviato i connazionali a lasciare la città per il rischio di contaminazione. Siamo degli apprendisti stregoni. Se l'area di Tokyo venisse contaminata, 10 milioni di giapponesi dovrebbero essere sfollati. Come? Dove? Neppure il peggior film antinuclearista ha previsto una simile catastrofe. L'EDF e Sarkozy possono andare a fanculo. Il nucleare lo facciano sotto la Tour Eiffel. La Francia possiede 500 miliardi di euro di titoli pubblici italiani e ha acquisito, in questo modo, parte della nostra sovranità. Ma io preferisco il default alle centrali.
L'Italia dei vivi ha detto NO con un referendum contro il nucleare nel 1987. L'Italia dei morti, del radioattivo Maroni, non ha accorpato amministrative e referendum per far saltare il quorum. Il referendum è stato spostato nei giorni 12 e 13 giugno, ma noi, che siamo vivi, non andremo al mare. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
domenica 13 marzo 2011
I politici che difendono il nucleare minimizzano il grave problema del Giappone
“Sono degli irresponsabili. Parlassero di meno e studiassero di più”. Mario Tozzi, maître à penser e mezzobusto televisivo dell’ambientalismo italiano, non usa mezzi termini nel commentare le reazioni di casa nostra al terremoto giapponese e alla minaccia di disastro nucleare. Le dichiarazioni dei vari Fabrizio Cicchitto e Pierferdinando Casini, a Tozzi non sono proprio piaciute. E’ un fiume in piena: “C’è da rimanere allibiti. Questi politici fanno finta di esser dei teorici di fisica nucleare. Non hanno nemmeno la decenza di usare la cautela che in situazioni come questa dovrebbe essere d’obbligo”.
Non parlate a Tozzi poi dell’editoriale di oggi del Messaggero a firma di Oscar Giannino. Un articolo che ha scalato la classifica delle dichiarazioni al buio che poi sono state clamorosamente smentite. Il giornalista scriveva che quanto accaduto in Giappone era “la prova del nove” della sicurezza dell’energia prodotta dall’atomo. “Che figura miserrima quella di Giannino – attacca Tozzi – Ma a una cosa è servita: a smascherare l’abitudine italiana di salire in cattedra e di parlare di cose che non si conoscono”.
Di fronte alla minaccia di un disastro nucleare, la parola d’ordine della lobby nucleare nostrana è minimizzare. “Anche l’incubo che sta vivendo il Giappone in queste ore con il danneggiamento di un reattore – continua il giornalista – in Italia viene declinato a mero strumento di propaganda politica e ideologica. Difendono l’atomo solo perché non possono tornare indietro”.
Secondo il conduttore di “Gaia, il pianeta che vive” (che tornerà in onda su Rai Tre a partire dal 31 marzo) le bugie più macroscopiche della lobby pro-atomo sono due: la sicurezza e l’economicità di questa fonte di energia. Che la tragedia giapponese le sta drammaticamente mettendo a nudo.
“Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, appunto. Perché i terremoti sono fenomeni che non si possono prevedere. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia di tolla i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica. Forse è questa la prova del nove di cui parla Giannino”.
E poi c’è la questione della presunta economicità dell’energia prodotta dall’atomo. “I vari politici e presunti esperti – argomenta Tozzi – si riempono la bocca dicendo che il kilowattora prodotto dall’atomo è più economico di quello prodotto dalle altre fonti. Ma non è vero. Noi sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra 30mila anni”. Secondo il giornalista, la lobby che vuole il ritorno del nucleare propaganda la sua convenienza economica senza tenere conto dell’esternalità, e cioè dei costi aggiuntivi che ne fanno lievitare il prezzo. Che vanno dallo smaltimento delle scorie (problema che nessun paese al mondo ha ancora risolto definitivamente) ai costi sociali ed economici di un eventuale incidente. “Sono soldi che i nuclearisti non conteggiano – dice Tozzi – perché sono costi che ricadranno sui cittadini e sulle generazioni future”.
Il 12 giugno è in programma un referendum che, fra le altre cose, chiede l’abrogazione del ritorno all’atomo dell’Italia. Il rimando a quanto successe a Chernobyl nel 1987, alle grandi mobilitazioni antinucleariste fino al referendum che sancì l’abbandono dell’energia nucleare è quasi d’obbligo. Ma a Mario Tozzi il paragone non convince: “Veniamo da 25 anni di addormentamento delle coscienze. Oggi abbiamo gente come Chicco Testa e Umberto Veronesi che fanno i finti esperti e spot ingannevoli che traviano l’opinione pubblica”. Insomma, il legame fra l’incidente che scosse le coscienze e il voto popolare che funzionò nel 1987, oggi potrebbe fallire. Ma il 12 giugno non si voterà solo per dire no all’atomo. I cittadini saranno chiamati anche ad esprimersi contro la privatizzazione delle risorse idriche e contro la legge sul legittimo impedimento. Temi che, affianco al no all’atomo, potrebbero convincere i cittadini ad andare alle urne. E consentire alla tornata referendaria di raggiungere il quorum.
di Lorenzo Galeazzi e Federico Mello (ilfattoquotidiano.it)
sabato 12 marzo 2011
vai a votare il referendum contro il nucleare, per evitare che minacci anche l'Italia, che è zona sismica dalle alpi alla Sicilia
Da notizie stampa apprendiamo che sono stati spenti venti reattori nucleari in quattro centrali e che finora non è segnalato alcun rilascio di radiazioni. Ci preoccupa in particolare la centrale nucleare di Fukushima, dove potrebbero essersi danneggiati i sistemi di raffreddamento dei reattori e i depositi dei rifiuti radioattivi. Anche se vengono spenti immediatamente, i reattori devono essere raffreddati e servono grandi quantità di acqua per evitare il rischio di surriscaldamento e fusione.Anche se ben progettato, un reattore è vulnerabile ai terremoti e le operazioni di riparazione in una centrale nucleare possono richiedere tempi lunghi e costi non indifferenti. Noi continueremo a monitorare, sperando che le indagini sugli impatti agli impianti vengano condotte in modo indipendente e comunicate al pubblico.
Non permettere che il nucleare minacci anche l'Italia. Puoi fermare i piani nucleari del nostro governo votando SI al referendum. Chiedi a Maroni di accorpare l'appuntamento referendario con le elezioni amministrative di maggio.
Salvatore Barbera (Responsabile campagna Nucleare Greenpeace Italia)
- L'Italia è completamente zona sismica, dalle alpi alla Sicilia, non esiste luogo sul nostro paese che possa considerarsi sicuro e immune da terremoti, non possiamo lasciare che costruiscano centrali nucleari considerando poi il livello di rispetto per le leggi antisismiche che da noi non può proprio lontanamente avvicinarsi al Giappone.
sabato 27 novembre 2010
Centrali nucleari, oltre ventimila aborti negli ultimi quarant’anni

di Andrea Bertaglio (ilfattoquotidiano.it)
lunedì 20 settembre 2010
nucleare = cancro e leucemie infantili
Perno della puntata è uno studio che collega l'aumento della leucemia infantile direttamente alla vicinanza delle abitazioni alle centrali nucleari
giovedì 26 febbraio 2009
ANTONIO DI PIETRO: sono contro l'accordo Italia-Francia sul nucleare
Non fatevi abbagliare da finte promesse di bollette meno care, per trent'anni saranno più care perchè conterranno i costi per la costruzione delle centrali nucleari, e quando fra trent'anni saranno finite il resto d'Europa avrà già provveduto all'uso di energie alternative rinnovabili, mentre noi saremo pieni di scorie, debiti, tumori, e di centrali atomiche da chiudere e smantellare ma non avremo i soldi per farlo ....... e di questo ringrazieremo il compianto Silvio ........... fermiamolo ora o sarà troppo tardi.
mercoledì 25 febbraio 2009
NON VOGLIO LE CENTRALI NUCLEARI
Se proprio le vuole, Berlusconi, ne può costruire una nel giardino di ogni sua villa (Arcore, Sardegna ecc.) ............ invece se si faranno, verranno costruite vicino alle nostre case ........... tutto con il conforto della bugia che le bollette costeranno di meno ....... falso falso falso !!!!!
Ascoltate il parere di Rubbia, che è uno che ci capisce, al contrario dei politici che ne parlano tanto senza sapere un cazzo.
giovedì 29 maggio 2008
L'ALTERNATIVA AGLI INCENERITORI ESISTE E FUNZIONA, ma al nostro Governo non interessa
Come tutti sappiamo il Governo parla di inceneritori, termovalorizzatori, rigassificatori, centrali nucleari e chi più ne ha più ne metta ........... ma la Germania non ha solo inceneritori, bensì si sta spingendo sempre di più verso la realizzazione di impianti per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti (TMB), ma come al solito nessun telegiornale zerbino lo sottolinea;Il TMB separa la frazione organica ed i materiali riciclabili: permette quindi una ulteriore riduzione dell'uso delle discariche e degli inceneritori, il tutto con emissioni inquinanti nettamente inferiori rispetto a tali impianti. Infatti tratta i rifiuti indifferenziati a valle della raccolta differenziata, incrementando il recupero di materiali. In Germania, ad esempio, impianti TMB sono diffusi da circa una decina d'anni.
di seguito riporto due articoli che trattano il seguente argomento ..........

- Greenpeace si oppone alla combustione tanto del rifiuto "tal quale" quanto del CDR (combustibile derivato da rifiuti) e del CDR-Q (CDR "di qualità elevata"), sia in inceneritori, di vecchia e nuova generazione, che in cementifici o centrali termoelettriche.
La combustione dei rifiuti, oltre che determinare un impatto ambientale e sanitario, disincentiva qualsiasi strategia a monte di riduzione e raccolta differenziata finalizzata al recupero dei materiali contenuti nei rifiuti.
La corretta gestione dei rifiuti, secondo Greenpeace, è quella che ha come obiettivo la minimizzazione della quantità dei materiali da portare allo smaltimento finale. Questo si traduce nella minimizzazione della produzione dei rifiuti e nella massimizzazione del recupero dei materiali presenti nei rifiuti. La strategia di Greenpeace è quindi la cosiddetta strategia delle “Erre”: Riduzione alla fonte, Riutilizzo/Riuso, Raccolta differenziata porta a porta, Riciclo/Recupero dei materiali.
Con questo approccio si può ridurre in modo drastico la quantità dei rifiuti residui, rendendo inutile la costruzione di nuovi impianti d'incenerimento. Lo stesso "residuo" - quel 15-30 per cento circa dei rifiuti solidi urbani che resta a valle di una raccolta differenziata spinta - può pessere trattato mediante impiantistica a freddo - TMB - senza alcun ricorso alla combustione. Gli scarti, ormai inerti, possono quindi essere smaltiti in una discarica controllata con un basso rischio di formazione di metano, CO2, percolato e incendi.
La strategia promossa da Greenpeace riduce l'impatto ambientale, crea più occupazione, risparmia energia e quindi nel complesso è conveniente anche dal punto di vista economico."
E ancora un'estratto tratto da ReggioNelWeb.it n. 186 del 12/09/2006:
- Il crescente interesse per i sistemi di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, che sta coinvolgendo anche Inghilterra, Stati Uniti, Cina, deriva dall’alta flessibilità di questi impianti, dai tempi di realizzazione estremamente brevi (18-24 mesi), dai costi di investimento e gestione assolutamente competitivi, rispetto alla "termovalorizzazione". Competitivo rispetto alla "termovalorizzazione" è anche l’impatto ambientale sanitario, intrinsecamente basso negli impianti biologici a “freddo”.
Insomma .......gli impianti TMB costano meno, riducono al minimo il materiale che va in discarica, si costruiscono più in fretta, sono meno tossici perchè non usano la combustione .................... perchè non ne parlano? Perchè non li vogliono? Perchè bruciare?