mercoledì 30 marzo 2011
va ora in onda: "via tutti i migranti in due giorni, due giorni e mezzo"
Fino a quante volte si può pensare di prendere per il culo una persona dicendo sempre le stesse cose? e un popolo intero? .............. si può , si può .... non c'è limite alla creduloneria. dopo "via la monnezza da Napoli in 10 giorni" .... va in scena "via tutti i migranti in due giorni, due giorni e mezzo". Parola di Silvio Berlusconi, uno di cui ci si può fidare ciecamente.
martedì 29 marzo 2011
non mi toccate Sabina Guzzanti
Questo post è per tutti quegli stronzi che hanno criticato Sabina per aver investito 400.000 euro (subendone poi una truffa).
Nella foto ci sono i miei biglietti del Vilipendio Tour del 2008 da €36,80 l'uno di cui sono orgoglioso di essere stato spettatore.
La Guzzanti guadagna tanto perchè è un'artista che, nonostante cacciata dalla rai dei servi coi contratti facili facili, riesce ad avere un pubblico che la ama e la segue; se si fosse piegata a leccare il culo ai potenti sarebbe da anni la protagonista del sabato sera di raiuno guadagnando milioni di euro, invece ha tenuto sempre la schiena dritta.
Non capisco perchè se lei (come pure Grillo) , facendo dell'impegno civile la sua bandiera, riesce ad avere anche delle buone entrate, si dovrebbe vergognare, mentre quei bastardi politici corrotti che delinquono senza rispondere alla Legge, portando magari i soldi nei paradisi fiscali, debbano avere l'appoggio e la complicità di milioni di persone.
viva Sabina.
lunedì 28 marzo 2011
domenica 27 marzo 2011
e le scorie? l'Italia ne è piena
Ma ci rendiamo conto che l'Italia è ancora piena di scorie del vecchio nucleare di vent'anni fa? e il governo vorrebbe ricominciare, ma di queste scorie radioattive non parla mai .... governo paraculo. di seguito l'articolo a riguardo del Fatto:
-Centrali sì, centrali no? Il vero problema è la monnezza nucleare che rimane, di cui non ci si occupa e che preoccupa. Dunque quando si parla di nucleare bisogna ricordare che le questioni che si aprono vanno poi anche chiuse. A lanciare l’allarme è il responsabile di Greenpeace Italia Pippo Onufrio.
Semplificando: esistono due categorie di scorie radioattive. Una, in termini quantitativi, rappresenta il 90 per cento con un tasso di radioattività del 10 per cento. Secondo le linee guida dell’agenzia atomica di Vienna andrebbe costruito un deposito di superficie vincolato per tre secoli (se fosse stato costruito al tempo dell’ Unità d’Italia saremmo a metà dell’opera). Mentre l’altra (denominata categoria tre) in termini di volume è solo il 5 per cento ma contiene il 90 per cento della radioattività. Per queste ultime, ad oggi, non esiste ancora alcuna soluzione. In Italia poi si complicano, perché come spiega Onufrio, “buona parte dei rifiuti si trova all’interno di impianti posizionati vicino all’acqua e dunque con un ancora maggiore pericolo di contaminazione con l’ambiente esterno. In questa situazione totalmente fuori controllo come si può anche solo tentare di rilanciare il nucleare?”. Ci sono però altri pericoli. Un esempio? “ Gli ottanta bidoni di scorie liquide, altamente pericolose, conservate a Saluggia e che pare non interessino a nessuno di quelli impegnati a promuovere il nucleare e contemporaneamente affossare la promozione di fonti rinnovabili”.
Riassumendo: cosa c’è di nucleare in Italia oltre ai quattro reattori dimessi (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina)?
Ecco la situazione – aggiornata al 21 agosto 2009 – ricostruita attraverso Greenpeace.
Caorso. Il reattore nucleare, originariamente destinato alla produzione di energia elettrica, venne arrestato nel 1988. Da allora rimangono stoccati 1.880 mc di rifiuti radioattivi e 1032 elementi di combustibile irraggiato (pari a 187 tonnellate).
Latina. Il reattore nucleare modello Gcr venne fermato nel 1986 contiene circa 900 mc di scorie radioattive.
Garigliano (Caserta). Il reattore nucleare del Garigliano destinato alla produzione di energia elettrica venne fermato nel 1978 per problemi di varia natura, ad oggi contiene circa 2.200 mc di scorie radioattive.
Saluggia (Vercelli). Il centro nucleare di Saluggia, per ritrattamento del materiale radioattivo, venne fermato nel 1983. Oggi è utilizzato come deposito di rifiuti radioattivi. Si parla di 1.600 mc di scorie radioattive e 53 elementi di combustibile irraggiato (2 tonnellate). È gestito da Fiat-Avio.
Da non dimenticare poi anche i depositi per la raccolta di materiale a bassa radioattività e sorgenti radioattive dimesse come Compoverde (Milano), “Controlsonic” (circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi), il deposito “Crad”, attualmente in esercizio e circa 1.000 mc di rifiuti radioattivi. Il deposito “Gammatom” altrettanti 1.000 mc di rifiuti radioattivi e “Protex”: impianto-deposito contiene 1.000 mc di rifiuti a bassa radioattività. Nel deposito nucleare “Sorin” gli mc sono sempre 1.000 stessa quantità è stoccata al centro “Cemerad” in funzione.
Ispra. Gli impianti del centro nucleare Ccr-Ispra comprendono: il reattore nucleare di ricerca “Ispra 1” ed “Essor”, attualmente in fase di disattivazione. Assieme ad altri sistemi, complessivamente, stiamo parlando all’incirca di 3.000 mc di materiale radioattivo ed alcune decine di elementi di combustibile irraggiato.
Legnaro (Padova). Impianto destinato alla ricerca universitaria, contiene poche decine di mc di rifiuti radioattivi e qualche decina di elementi di combustibile irraggiato.
Trino Vercellese. Nel reattore nucleare Pwr di Trino Vercellese creato per produrre energia elettrica (arrestato nel 1987) ad oggi rimangono stoccati 780 mc di scorie radioattive e 47 elementi di combustibile irraggiato (pari a 14,3 tonnellate).
Rotondella (Matera). Costruito come impianto pilota del “ciclo U-Th” subì però l’interruzione nel 1978. È gestito dall’Enea vi sono stoccati circa 2.700 mc di scorie ma soprattutto 64 elementi di combustibile irraggiato (1,7 tonnellate) provenienti da una centrale nucleare Usa.
Bosco Marengo (Alessandria). Questo centro nucleare fu costruito per la fabbricazione di combustibile per reattori è in fase di disattivazione ma contiene circa 250 mc di rifiuti radioattivi.
Pavia. Il reattore nucleare “Lena” dell’Università di Pavia usato per la ricerca è in funzione e contiene poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.
Milano. Il reattore nucleare “Cesnef” usato per la ricerca è in funzione. Anche qua sono presenti poche decine di mc di materiale radioattivo e qualche elemento di combustibile irraggiato.
Montecuccolino (Bologna). Questo reattore nucleare è gestito dall’Enea ed è in fase di disattivazione.
Pisa. Centro “Cisam” per la ricerca militare. È in fase di disattivazione e contiene pochi mc di rifiuti radioattivi oltre ad elementi di combustibile irraggiato.
Casaccia (Roma). Esistono diverse attività tra le quali: l’impianto di trattamento e deposito di rifiuti radioattivi, attualmente in esercizio, dove sono stoccati circa 6.300 mc di rifiuti ai quali si aggiungono quelli dell’impianto “Plutonio” (60mc), “Opec1” utilizzato “per le celle calde per esami post irraggiamento”, non è attivo, ma viene usato per lo stoccaggio di rifiuti nucleari.
Infine c’è “Triga”, attualmente attivo, che contiene 147 elementi di combustibile irraggiato.
da Il Fatto Quotidiano del 27 marzo 2011
sabato 26 marzo 2011
Report, puntata del 27 marzo 2011
La puntata si intitola "AutoAlleanza" di Giovanna Boursier. (si può rivedere sul sito ufficiale). La Fiat è la più grande impresa italiana. Negli ultimi anni è passata dall'anticamera del fallimento alla scalata di Chrysler. Con l'alleanza e i dollari di Obama e i nuovi contratti applicati nelle fabbriche italiane, l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha gettato i presupposti per uno scenario nuovo, dagli esiti imprevedibili. Il tema del lavoro e della tutela dei lavoratori, con i referendum di Torino e Pomigliano, sono tornati al centro dell'attenzione del paese. Dopo che Fiat aveva chiesto nuovi contratti per aumentare produttività e quindi occupazione, Marchionne ha dichiarato: se il cuore della Fiat resta in Italia, la testa potrebbe andare altrove. A partire dall'accordo con Chrysler, Report cerca di raccontare qual è il piano strategico di Fabbrica Italia e come è possibile realizzarlo, in particolare alla luce dell'alleanza internazionale e dello scorporo in due gruppi della vecchia Fiat. Cambiano le condizioni dei lavoratori, cambia il peso della famiglia Agnelli dentro l'azienda, e analizzando i passaggi che stanno trasformando il gruppo, si può intuire se le carte verranno date a Torino o a Detroit. La ricostruzione degli anni Marchionne in Fiat, a partire dal "prestito convertendo", con tanti protagonisti, Da Matteo Arpe ad Alessandro Profumo, Cesare Romiti, sindacalisti, lavoratori, analisti. E poi lungo e inedito contraddittorio con Sergio Marchionne realizzato da Giovanna Boursier al salone dell'auto a Ginevra, dove si chiarisce anche la questione della residenza fiscale e quanto il manager della Fiat effettivamente contribuisce al fisco italiano. Per la rubrica Com'e' andata a finire? "LA FAMIGLIA FINMECCANICA" - AGGIORNAMENTO DEL 21/11/2010 di Paolo Mondani Segue sinossi: A più di quattro mesi di distanza torniamo a occuparci di Finmeccanica, il colosso italiano della produzione di armi e sistemi di difesa per vedere che cosa è successo e qual è la situazione attuale... Andrà inoltre in onda: "REPORT A FUKUSHIMA" Di Emilio Casalini Il Giappone dopo l'11 marzo. A due settimane dalla catastrofe siamo andati a vedere com'è la situazione a Tokyo e nella provincia di Fukushima. Un viaggio attraverso una popolazione divisa e tormentata tra il desiderio di continuare la vita secondo un'apparente normalità e lo spettro delle contaminazioni nucleari
venerdì 25 marzo 2011
Nella scuola a tempo pieno i compiti a casa dovrebbero essere molto ridimensionati
Essendo mia figlia giunta ormai quasi alla fine della quinta elementare, faccio una riflessione sul tempo pieno (orario dal lunedì al venerdì dalle 8:15 alle 16:15, sabato e domenica riposo).
Ho sempre ritenuto che i compiti a casa dovessero essere aboliti durante la settimana e limitati nel weekend e di questo ne ho sempre dovuto discutere con alcune insegnanti (non tutte) e con alcuni genitori (non tutti) per far loro capire che il diritto dei bambini al tempo libero da dedicare al gioco, allo svago o alle attività sportive non poteva essere soffocato o impedito da ulteriore lavoro da svolgere in quel paio d'ore prima di cena (dalle 16:30 fino alle 19:00 per capirsi), o al limite, se proprio dovessero fare qualcosa, che almeno fosse di veloce svolgimento.
Così come un operaio che stacca dalla fabbrica dopo otto ore di lavoro ha il diritto di riposarsi, tanto più dei bambini dai 6 ai 10 anni dopo otto ore di scuola non possono avere la triste prospettiva di dover fare altro lavoro a casa, ma devono avere come obiettivo post scolastico la felicità del gioco o sport che dir si voglia per poter sfogare la loro enorme energia vitale.
Purtroppo ci sono ancora troppi insegnanti che misurano il rendimento scolastico col carico di lavoro, scritto e orale, cosa che anche da studente odiavo; infatti se c'erano professori che mi assegnavano pagine e compiti a volontà la mia reazione era di disprezzo della materia.
Gli insegnanti che invece sanno appassionare gli alunni alla loro materia senza troppo sforzarli, ma coinvongendoli trasmettendo loro quel "qualcosa in più", ottengono molto sia a livello di rendimento che di gratificazione personale ..... nella mia vita da studente fino alla maturità ne ho incontrati assai pochi, e magari molti bravi non riescono a lavorare grazie alla sciagurata riforma Gelmini.
La politica di oggi in fatto di scuola, si riduce solo alla meschina contabilità, cioè tagli su tagli; mentre 40 anni fa sono uscite delle circolari ministeriali che si occupavano proprio di qualità della vita, non entrando proprio nel dettaglio, ma sottolineando di come gli istituti debbano tener conto delle esigenze extrascolastiche e famigliari degli alunni, le pubblico qui di seguito, invitando comunque ogni genitore ed insegnante a non sottovalutare il diritto dei bambini alla felicità, evitando di spingerli troppo alla competizione per il voto.
Ho sempre ritenuto che i compiti a casa dovessero essere aboliti durante la settimana e limitati nel weekend e di questo ne ho sempre dovuto discutere con alcune insegnanti (non tutte) e con alcuni genitori (non tutti) per far loro capire che il diritto dei bambini al tempo libero da dedicare al gioco, allo svago o alle attività sportive non poteva essere soffocato o impedito da ulteriore lavoro da svolgere in quel paio d'ore prima di cena (dalle 16:30 fino alle 19:00 per capirsi), o al limite, se proprio dovessero fare qualcosa, che almeno fosse di veloce svolgimento.
Così come un operaio che stacca dalla fabbrica dopo otto ore di lavoro ha il diritto di riposarsi, tanto più dei bambini dai 6 ai 10 anni dopo otto ore di scuola non possono avere la triste prospettiva di dover fare altro lavoro a casa, ma devono avere come obiettivo post scolastico la felicità del gioco o sport che dir si voglia per poter sfogare la loro enorme energia vitale.
Purtroppo ci sono ancora troppi insegnanti che misurano il rendimento scolastico col carico di lavoro, scritto e orale, cosa che anche da studente odiavo; infatti se c'erano professori che mi assegnavano pagine e compiti a volontà la mia reazione era di disprezzo della materia.
Gli insegnanti che invece sanno appassionare gli alunni alla loro materia senza troppo sforzarli, ma coinvongendoli trasmettendo loro quel "qualcosa in più", ottengono molto sia a livello di rendimento che di gratificazione personale ..... nella mia vita da studente fino alla maturità ne ho incontrati assai pochi, e magari molti bravi non riescono a lavorare grazie alla sciagurata riforma Gelmini.
La politica di oggi in fatto di scuola, si riduce solo alla meschina contabilità, cioè tagli su tagli; mentre 40 anni fa sono uscite delle circolari ministeriali che si occupavano proprio di qualità della vita, non entrando proprio nel dettaglio, ma sottolineando di come gli istituti debbano tener conto delle esigenze extrascolastiche e famigliari degli alunni, le pubblico qui di seguito, invitando comunque ogni genitore ed insegnante a non sottovalutare il diritto dei bambini alla felicità, evitando di spingerli troppo alla competizione per il voto.
- lascia nei commenti (in fondo al post) la tua opinione o la tua esperienza -
Circolare Ministeriale 14 maggio 1969, n. 177
Prot. n. 4600
Oggetto: Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa
Con circ. 20 febbraio 1964, n. 62, avente per oggetto: "Compiti scolastici da svolgere a casa e in classe", venne richiamata l'attenzione dei Capi d'istituto e degli insegnanti sulla necessità di non sottoporre gli alunni ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa.
In quella occasione, fu posto in evidenza che alla formazione culturale dell'alunno concorre non soltanto "l'azione didattica, attuata nella più viva collaborazione tra docenti e discenti", ma anche "il ripensamento individuale realizzato con il lavoro personale dell'alunno a casa".
La ricerca da parte dei giovani di nuove conquiste, di nuovi ideali, in uno sforzo continuo di superamento di sistemi e di schemi di vita non più aderenti alle esigenze sempre nuove e mutevoli della odierna società, una sempre più approfondita valutazione dell'importanza dei problemi del tempo libero, l'incidenza sempre più viva ed efficace sui giovani delle manifestazioni collaterali non proprie della scuola ma pur sempre riconducibili alle sue finalità e alla sua azione educativa, quali le attività sportive, ricreative e artistiche, inducono a considerare da un angolo visuale più ampio tutti i fattori e le componenti che concorrono, insieme e ad integrazione della tradizionale preparazione culturale dei giovani ai fini meramente scolastici, alla crescita e al completamento della personalità in vista dei successivi traguardi che la vita porrà dinanzi a ciascuno di essi.
Anche la consapevolezza e la comprensione al di fuori dell'ambito dell'attività prettamente scolastica di alcuni aspetti della dinamica della vita del nostro paese, quali la sua affermazione nel contesto del mondo civile, il suo progresso economico, lo sviluppo delle istituzioni democratiche, la partecipazione attiva a tutte le manifestazioni volte ad esaltare nelle coscienze gli ideali della democrazia, della libertà, della patria, della famiglia, postulando in maniera non meno sentita l'esigenza di nuove aperture in tema di processo formativo dei giovani.
In questa prospettiva acquista particolare rilievo l'interessamento e la partecipazione dei giovani alla pratica degli sport (nuoto, sci, tennis, calcio, ecc.), specie se promananti dalla scuola medesima o da istituzioni aventi fini educativi, alle manifestazioni artistiche (concerti, teatro, mostre dibattiti, ecc.), alla visita dei monumenti, dei musei, delle gallerie, attività tutte che quasi sempre si svolgono nelle giornate domenicali e in altri giorni festivi.
Si risolverebbero, tuttavia, in una vuota affermazione di principio la individuazione e la valorizzazione di un tale interessamento dei giovani alle anzidette manifestazioni, se la scuola non si preoccupasse di porre gli alunni nella condizione di poterne effettivamente fruire.
Nell'impegno di garantire agli alunni ogni possibilità e ogni componente di sviluppo della loro personalità, la scuola non può non preoccuparsi di rendere praticamente possibile questa più ampia e varia forma extrascolastica di arricchimento culturale e formativo.
Inoltre, va considerato che nelle giornate festive e, in genere, anche nel pomeriggio del sabato, moltissime famiglie italiane, in cui entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa, trovano l'unica occasione di un incontro dei propri membri - innanzi tutto genitori e figli - più disteso nel tempo e, quando possibile, in ambiente diverso da quello dell'abituale dimora cittadina, più sereno nel riposo dal lavoro, di un incontro nel quale trovano alimento il rafforzarsi dei rapporti affettivi, lo scambio delle esperienze, il confronto dei comportamenti tra giovani e adulti; in una parola, si ricompone l'unità della famiglia, e questa attua la pienezza della sua essenza di primo e fondamentale nucleo sociale e della sua primaria funzione educativa.
In considerazione del duplice ordine di esigenze finora prospettate, questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno.
Si potrà del pari far luogo ad interrogazioni quando ciò sia richiesto dallo stesso interesse degli alunni, in vista di scrutini o di esami imminenti, ad esempio per poter riparare in caso di precedenti valutazioni sfavorevoli.
Si pregano le SS.VV. di comunicare la presente ai Capi d'istituto, agli Ispettori scolastici, ai Direttori didattici, agli insegnanti delle scuole elementari e secondarie. Si confida che il personale docente coglierà appieno il senso delle disposizioni impartite, le quali, lungi da tendere ad una attenuazione dell'attività scolastica, si propongono di dare possibilità di maggiore impegno agli alunni nei giorni feriali e di rendere più completa e integrata l'azione educativa della scuola con gli apporti dell'azione formativa della comunità familiare e dei contatti che questa può favorire in sede extrascolastica con il mondo della natura, dell'arte, dello sport e con le libere attività di gruppi giovanili organizzati.
Circolare Ministeriale 30 ottobre 1965, n. 431
Prot. n. 85792/435
Oggetto: Interrogazioni parlamentari concernenti i compiti scolastici da svolgere a casa
Per opportuna conoscenza, si trascrive la risposta data dall'On.le Ministro ad alcune interrogazioni parlamentari, relative all'oggetto:
"Il Ministero ha già espresso il proprio orientamento sul problema di una razionale distribuzione del lavoro scolastico con C.M. 20 febbraio 1964, n. 62, prot. n. 50599/213
L'attività di studio in ore extrascolastiche è, in una certa misura, ineliminabile, in proporzione naturalmente ben diversa a seconda dei vari ordini o gradi di scuola. Un ripensamento personale da parte del discente di ciò che a scuola è stato insegnato costituisce, infatti, una condizione insopprimibile per una vera assimilazione ed educazione al sapere.
E' necessario, tuttavia, che l'attività didattica dei singoli docenti sia opportunamente coordinata ai fini di una proficua organizzazione dello studio extrascolastico. Un sovraccarico degli impegni di studio o la concentrazione di essi in alcuni giorni nuocerebbe, infatti, sia alla salute dei giovani, sia al processo di maturazione culturale, che non può essere costretto in schemi innaturali.
Su tale aspetto della questione, la ricordata circolare ha richiamato l'attenzione dei Provveditori agli studi e dei capi di istituto, segnalando l'opportunità che i docenti procedano, anche con riunioni del consiglio di classe, alle necessarie intese.
Peraltro non si ritiene ora possibile fornire più particolari indicazioni o imporre drastici divieti, senza interferire indebitamente nella responsabilità che è deferita agli insegnanti di sviluppare i programmi e di formare convenientemente i loro alunni.
Prescrizioni drastiche in materia sarebbero, d'altra parte, inopportune in rapporto alla varietà di condizioni in cui si compie l'insegnamento e alla necessità di contemperare le varie e non sempre concordi esigenze delle famiglie".
Circolare Ministeriale 20 febbraio 1964, n. 62
Prot. n. 50599/213
Oggetto: Compiti scolastici da svolgere a casa e in classe
Da più parti è stato segnalato al Ministero che in talune scuole secondarie gli alunni sarebbero sottoposti ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa.
Premesso che tali segnalazioni in molti casi non corrispondono a situazioni di effettivo disagio, si ritiene tuttavia opportuno richiamare l'attenzione dei Capi d'istituto e degli insegnanti affinché l'inconveniente lamentato non abbia in alcun caso a verificarsi e soprattutto non abbia ad assumere aspetti di sistematicità.
Non occorre qui ricordare come alla formazione culturale dell'alunno debbano concorrere sia l'azione didattica, attuata nella più viva collaborazione tra docente e discenti, sia il ripensamento individuale realizzato con lavoro personale dell'alunno a casa. Ma di questi due momenti della preparazione culturale il primo è quello che più profondamente e durevolmente incide nello spirito dell'alunno; se esso difetta, difficilmente l'altro momento potrà consentirne un integrale recupero.
Né, d'altra parte, è necessario insistere sulle ovvie considerazioni che il costringere i giovani ad aggiungere alle quattro o cinque ore di scuola altrettante, o anche più, ore di studio individuale a casa, oltre agli eventuali riflessi dannosi sotto il profilo igienico, contribuisce a determinare una preparazione lacunosa - per le scelte inevitabili che i giovani sono indotti di volta in volta a fare, quando non possono fronteggiare l'intero sovraccarico - e precaria, per l'impossibilità di una serena e approfondita maturazione delle conoscenze.
Sarà, quindi, cura dei Capi d'istituto richiamare l'attenzione degli insegnanti su queste considerazioni e sulla opportunità che i docenti procedano preventivamente, anche con riunioni del Consiglio di classe, ad opportune intese e stabiliscano adeguate misure volte ad evitare che gli impegni di studio a casa siano inegualmente distribuiti e concentrati pesantemente in alcuni giorni della settimana.
Quanto qui è stato detto si riferisce in modo speciale alle scuole secondarie superiori, poiché particolarmente nella nuova scuola media dell'obbligo, per la impostazione sua stessa, già illustrata nei documenti ufficiali, ogni sovraccarico di compiti per casa è naturalmente escluso.
L'esigenza di dosare opportunamente il lavoro scolastico non concerne soltanto i compiti da eseguire a casa, ma anche quelli da eseguire in classe, allo svolgimento dei quali un malinteso rispetto degli orari prestabiliti induce talvolta il docente a non attribuire il tempo necessario. Tali compiti sono in effetti particolari forme di lavoro individuale indispensabili per la formulazione di quei giudizi, che la scuola deve pur esprimere. Se le norme e la logica stessa di una prova scritta indicano un certo tempo come necessario perché la meditazione individuale possa dare risultati capaci di orientare efficacemente un giudizio, il costringere quella prova in un tempo inferiore vale a renderla inidonea. Anche per la situazione qui prospettata molte difficoltà possono essere superate mediante opportune intese tra i docenti, solleciti non solo delle proprie discipline, ma più ancora della totalità dell'opera educativa, la quale non può non essere facilitata anche da un giusto coordinamento.
inoltre date un'occhio a questi due articoli della Legge 27 maggio 1991, n. 176 (1).
Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo,
fatta a New York il 20 novembre 1989
Articolo 30.
Negli Stati in cui esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche oppure persone di origine
autoctona, un fanciullo autoctono o che appartiene a una di tali minoranze non può essere privato
del diritto di avere una propria vita culturale, di professare e di praticare la propria religione o di far
uso della propria lingua insieme agli altri membri del suo gruppo.
Articolo 31.
1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco
e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica.
2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi
appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.
- ecco invece un'interessante riferimento molto più recente (2006):
ROMA - «Cari insegnanti, date meno compiti a casa ai vostri alunni». L'invito arriva nientemeno che dal ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni che aggiunge: «Credo che i compiti dovrebbero essere svolti prevalentemente a scuola in modo che a casa i ragazzi, il pomeriggio, possano interessarsi agli elementi che inducono loro curiosità, voglia di apprendere e voglia di conoscere in proprio. La scuola oltre che a competenze e sapere deve dare un metodo per studiare. Il tempo libero degli alunni serve per acquisire questo metodo».L'invito è stato lanciato nel corso di un'intervista rilasciata a "In breve", la striscia di La7 durante la quale Fioroni ha anche difeso la scuola italiana. «Non è vero che "licenzia" degli asini», ha detto ricordando i ragazzi che hanno vinto «le olimpiadi di matematica, fisica, chimica e informatica». «Io li ho incontrati per congratularmi con loro - ha aggiunto - e loro mi hanno fatto riflettere sul fatto che occorre dare spazio alla capacità tutta italiana di declinare le competenze con la fantasia». L'appello a «meno compiti a casa» troverà largo consenso tra le famiglie spesso alle prese con i troppi e difficili esercizi assegnati a bambini e ragazzi dagli insegnanti e secondo molti pedagogisti anche controproducenti se eccessivi. Compiti che, lamentano alcuni genitori, a volte vengono dati anche a chi frequenta il tempo pieno. Per non parlare di quelli per il fine settimana o per le vacanze estive e natalizie. E sono talmente tanti e spesso talmente difficili che è impossibile non ricorrere all'aiuto di mamma e papà che a volte però non hanno nè il tempo nè le competenze per dare loro una mano.Una recente ricerca dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha dimostrato che gli studenti italiani sono quelli che dedicano più ore allo studio tra i ragazzi dei paesi più sviluppati.
Circolare Ministeriale 14 maggio 1969, n. 177
Prot. n. 4600
Oggetto: Riposo festivo degli alunni. Compiti scolastici da svolgere a casa
Con circ. 20 febbraio 1964, n. 62, avente per oggetto: "Compiti scolastici da svolgere a casa e in classe", venne richiamata l'attenzione dei Capi d'istituto e degli insegnanti sulla necessità di non sottoporre gli alunni ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa.
In quella occasione, fu posto in evidenza che alla formazione culturale dell'alunno concorre non soltanto "l'azione didattica, attuata nella più viva collaborazione tra docenti e discenti", ma anche "il ripensamento individuale realizzato con il lavoro personale dell'alunno a casa".
La ricerca da parte dei giovani di nuove conquiste, di nuovi ideali, in uno sforzo continuo di superamento di sistemi e di schemi di vita non più aderenti alle esigenze sempre nuove e mutevoli della odierna società, una sempre più approfondita valutazione dell'importanza dei problemi del tempo libero, l'incidenza sempre più viva ed efficace sui giovani delle manifestazioni collaterali non proprie della scuola ma pur sempre riconducibili alle sue finalità e alla sua azione educativa, quali le attività sportive, ricreative e artistiche, inducono a considerare da un angolo visuale più ampio tutti i fattori e le componenti che concorrono, insieme e ad integrazione della tradizionale preparazione culturale dei giovani ai fini meramente scolastici, alla crescita e al completamento della personalità in vista dei successivi traguardi che la vita porrà dinanzi a ciascuno di essi.
Anche la consapevolezza e la comprensione al di fuori dell'ambito dell'attività prettamente scolastica di alcuni aspetti della dinamica della vita del nostro paese, quali la sua affermazione nel contesto del mondo civile, il suo progresso economico, lo sviluppo delle istituzioni democratiche, la partecipazione attiva a tutte le manifestazioni volte ad esaltare nelle coscienze gli ideali della democrazia, della libertà, della patria, della famiglia, postulando in maniera non meno sentita l'esigenza di nuove aperture in tema di processo formativo dei giovani.
In questa prospettiva acquista particolare rilievo l'interessamento e la partecipazione dei giovani alla pratica degli sport (nuoto, sci, tennis, calcio, ecc.), specie se promananti dalla scuola medesima o da istituzioni aventi fini educativi, alle manifestazioni artistiche (concerti, teatro, mostre dibattiti, ecc.), alla visita dei monumenti, dei musei, delle gallerie, attività tutte che quasi sempre si svolgono nelle giornate domenicali e in altri giorni festivi.
Si risolverebbero, tuttavia, in una vuota affermazione di principio la individuazione e la valorizzazione di un tale interessamento dei giovani alle anzidette manifestazioni, se la scuola non si preoccupasse di porre gli alunni nella condizione di poterne effettivamente fruire.
Nell'impegno di garantire agli alunni ogni possibilità e ogni componente di sviluppo della loro personalità, la scuola non può non preoccuparsi di rendere praticamente possibile questa più ampia e varia forma extrascolastica di arricchimento culturale e formativo.
Inoltre, va considerato che nelle giornate festive e, in genere, anche nel pomeriggio del sabato, moltissime famiglie italiane, in cui entrambi i genitori svolgono un'attività lavorativa, trovano l'unica occasione di un incontro dei propri membri - innanzi tutto genitori e figli - più disteso nel tempo e, quando possibile, in ambiente diverso da quello dell'abituale dimora cittadina, più sereno nel riposo dal lavoro, di un incontro nel quale trovano alimento il rafforzarsi dei rapporti affettivi, lo scambio delle esperienze, il confronto dei comportamenti tra giovani e adulti; in una parola, si ricompone l'unità della famiglia, e questa attua la pienezza della sua essenza di primo e fondamentale nucleo sociale e della sua primaria funzione educativa.
In considerazione del duplice ordine di esigenze finora prospettate, questo Ministero è venuto nella determinazione di disporre che agli alunni delle scuole elementari e secondarie di ogni grado e tipo non vengano assegnati compiti scolastici da svolgere o preparare a casa per il giorno successivo a quello festivo, di guisa che nel predetto giorno non abbiano luogo, in linea di massima, interrogazioni degli alunni, almeno che non si tratti, ovviamente, di materia, il cui orario cada soltanto in detto giorno.
Si potrà del pari far luogo ad interrogazioni quando ciò sia richiesto dallo stesso interesse degli alunni, in vista di scrutini o di esami imminenti, ad esempio per poter riparare in caso di precedenti valutazioni sfavorevoli.
Si pregano le SS.VV. di comunicare la presente ai Capi d'istituto, agli Ispettori scolastici, ai Direttori didattici, agli insegnanti delle scuole elementari e secondarie. Si confida che il personale docente coglierà appieno il senso delle disposizioni impartite, le quali, lungi da tendere ad una attenuazione dell'attività scolastica, si propongono di dare possibilità di maggiore impegno agli alunni nei giorni feriali e di rendere più completa e integrata l'azione educativa della scuola con gli apporti dell'azione formativa della comunità familiare e dei contatti che questa può favorire in sede extrascolastica con il mondo della natura, dell'arte, dello sport e con le libere attività di gruppi giovanili organizzati.
Circolare Ministeriale 30 ottobre 1965, n. 431
Prot. n. 85792/435
Oggetto: Interrogazioni parlamentari concernenti i compiti scolastici da svolgere a casa
Per opportuna conoscenza, si trascrive la risposta data dall'On.le Ministro ad alcune interrogazioni parlamentari, relative all'oggetto:
"Il Ministero ha già espresso il proprio orientamento sul problema di una razionale distribuzione del lavoro scolastico con C.M. 20 febbraio 1964, n. 62, prot. n. 50599/213
L'attività di studio in ore extrascolastiche è, in una certa misura, ineliminabile, in proporzione naturalmente ben diversa a seconda dei vari ordini o gradi di scuola. Un ripensamento personale da parte del discente di ciò che a scuola è stato insegnato costituisce, infatti, una condizione insopprimibile per una vera assimilazione ed educazione al sapere.
E' necessario, tuttavia, che l'attività didattica dei singoli docenti sia opportunamente coordinata ai fini di una proficua organizzazione dello studio extrascolastico. Un sovraccarico degli impegni di studio o la concentrazione di essi in alcuni giorni nuocerebbe, infatti, sia alla salute dei giovani, sia al processo di maturazione culturale, che non può essere costretto in schemi innaturali.
Su tale aspetto della questione, la ricordata circolare ha richiamato l'attenzione dei Provveditori agli studi e dei capi di istituto, segnalando l'opportunità che i docenti procedano, anche con riunioni del consiglio di classe, alle necessarie intese.
Peraltro non si ritiene ora possibile fornire più particolari indicazioni o imporre drastici divieti, senza interferire indebitamente nella responsabilità che è deferita agli insegnanti di sviluppare i programmi e di formare convenientemente i loro alunni.
Prescrizioni drastiche in materia sarebbero, d'altra parte, inopportune in rapporto alla varietà di condizioni in cui si compie l'insegnamento e alla necessità di contemperare le varie e non sempre concordi esigenze delle famiglie".
Circolare Ministeriale 20 febbraio 1964, n. 62
Prot. n. 50599/213
Oggetto: Compiti scolastici da svolgere a casa e in classe
Da più parti è stato segnalato al Ministero che in talune scuole secondarie gli alunni sarebbero sottoposti ad un carico eccessivo di lavoro per compiti scolastici da svolgere a casa.
Premesso che tali segnalazioni in molti casi non corrispondono a situazioni di effettivo disagio, si ritiene tuttavia opportuno richiamare l'attenzione dei Capi d'istituto e degli insegnanti affinché l'inconveniente lamentato non abbia in alcun caso a verificarsi e soprattutto non abbia ad assumere aspetti di sistematicità.
Non occorre qui ricordare come alla formazione culturale dell'alunno debbano concorrere sia l'azione didattica, attuata nella più viva collaborazione tra docente e discenti, sia il ripensamento individuale realizzato con lavoro personale dell'alunno a casa. Ma di questi due momenti della preparazione culturale il primo è quello che più profondamente e durevolmente incide nello spirito dell'alunno; se esso difetta, difficilmente l'altro momento potrà consentirne un integrale recupero.
Né, d'altra parte, è necessario insistere sulle ovvie considerazioni che il costringere i giovani ad aggiungere alle quattro o cinque ore di scuola altrettante, o anche più, ore di studio individuale a casa, oltre agli eventuali riflessi dannosi sotto il profilo igienico, contribuisce a determinare una preparazione lacunosa - per le scelte inevitabili che i giovani sono indotti di volta in volta a fare, quando non possono fronteggiare l'intero sovraccarico - e precaria, per l'impossibilità di una serena e approfondita maturazione delle conoscenze.
Sarà, quindi, cura dei Capi d'istituto richiamare l'attenzione degli insegnanti su queste considerazioni e sulla opportunità che i docenti procedano preventivamente, anche con riunioni del Consiglio di classe, ad opportune intese e stabiliscano adeguate misure volte ad evitare che gli impegni di studio a casa siano inegualmente distribuiti e concentrati pesantemente in alcuni giorni della settimana.
Quanto qui è stato detto si riferisce in modo speciale alle scuole secondarie superiori, poiché particolarmente nella nuova scuola media dell'obbligo, per la impostazione sua stessa, già illustrata nei documenti ufficiali, ogni sovraccarico di compiti per casa è naturalmente escluso.
L'esigenza di dosare opportunamente il lavoro scolastico non concerne soltanto i compiti da eseguire a casa, ma anche quelli da eseguire in classe, allo svolgimento dei quali un malinteso rispetto degli orari prestabiliti induce talvolta il docente a non attribuire il tempo necessario. Tali compiti sono in effetti particolari forme di lavoro individuale indispensabili per la formulazione di quei giudizi, che la scuola deve pur esprimere. Se le norme e la logica stessa di una prova scritta indicano un certo tempo come necessario perché la meditazione individuale possa dare risultati capaci di orientare efficacemente un giudizio, il costringere quella prova in un tempo inferiore vale a renderla inidonea. Anche per la situazione qui prospettata molte difficoltà possono essere superate mediante opportune intese tra i docenti, solleciti non solo delle proprie discipline, ma più ancora della totalità dell'opera educativa, la quale non può non essere facilitata anche da un giusto coordinamento.
inoltre date un'occhio a questi due articoli della Legge 27 maggio 1991, n. 176 (1).
Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo,
fatta a New York il 20 novembre 1989
Articolo 30.
Negli Stati in cui esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche oppure persone di origine
autoctona, un fanciullo autoctono o che appartiene a una di tali minoranze non può essere privato
del diritto di avere una propria vita culturale, di professare e di praticare la propria religione o di far
uso della propria lingua insieme agli altri membri del suo gruppo.
Articolo 31.
1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco
e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed
artistica.
2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano l’organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi
appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.
- ecco invece un'interessante riferimento molto più recente (2006):
ROMA - «Cari insegnanti, date meno compiti a casa ai vostri alunni». L'invito arriva nientemeno che dal ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni che aggiunge: «Credo che i compiti dovrebbero essere svolti prevalentemente a scuola in modo che a casa i ragazzi, il pomeriggio, possano interessarsi agli elementi che inducono loro curiosità, voglia di apprendere e voglia di conoscere in proprio. La scuola oltre che a competenze e sapere deve dare un metodo per studiare. Il tempo libero degli alunni serve per acquisire questo metodo».L'invito è stato lanciato nel corso di un'intervista rilasciata a "In breve", la striscia di La7 durante la quale Fioroni ha anche difeso la scuola italiana. «Non è vero che "licenzia" degli asini», ha detto ricordando i ragazzi che hanno vinto «le olimpiadi di matematica, fisica, chimica e informatica». «Io li ho incontrati per congratularmi con loro - ha aggiunto - e loro mi hanno fatto riflettere sul fatto che occorre dare spazio alla capacità tutta italiana di declinare le competenze con la fantasia». L'appello a «meno compiti a casa» troverà largo consenso tra le famiglie spesso alle prese con i troppi e difficili esercizi assegnati a bambini e ragazzi dagli insegnanti e secondo molti pedagogisti anche controproducenti se eccessivi. Compiti che, lamentano alcuni genitori, a volte vengono dati anche a chi frequenta il tempo pieno. Per non parlare di quelli per il fine settimana o per le vacanze estive e natalizie. E sono talmente tanti e spesso talmente difficili che è impossibile non ricorrere all'aiuto di mamma e papà che a volte però non hanno nè il tempo nè le competenze per dare loro una mano.Una recente ricerca dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha dimostrato che gli studenti italiani sono quelli che dedicano più ore allo studio tra i ragazzi dei paesi più sviluppati.
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