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sabato 2 maggio 2009

LA BERLUSCONIZZAZIONE DELL'ITALIA, articolo dell'Economist

Pubblico un'articolo di uno dei quotidiani inglesi più autorevoli sulla triste realtà italiana, tradotto da italiadallestero.info

La berlusconizzazione dell’Italia

[Economist]

L’Italia e il suo Premier.
Il Presidente del Consiglio italiano sembra più trincerato che mai.

Se c’è qualcuno che se la passa bene in questo periodo di crisi, è il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. L’Italia soffre di sicuro: il FMI stima una diminuzione del PIL pari al 4,4% per quest’anno, un calo maggiore di quello che si prospetta per il Regno Unito, Spagna o Francia. Tuttavia, Berlusconi rimane significativamente più popolare della maggior parte degli altri leader europei. Il suo tasso di approvazione questo mese, misurato da IPR Marketing per il sito del quotidiano “La Repubblica”, è di fatto salito fino al 56%.

Parte della spiegazione risiede nel fatto che, dopo un decennio in cui l’Italia ha faticato a tenere il passo dell’Unione Europea, gli italiani sono ormai abituati ai problemi economici. E poiché le sue banche furono meno intraprendenti (o spregiudicate) di quelle americane o britanniche, nessuna di loro è ancora fallita, risparmiando a Berlusconi il tonfo politicamente letale che sarebbe derivato dall’utilizzo soldi pubblici per salvare le tane dei ricchi finanzieri. Eppure la percentuale del suo consenso era in discesa - fino al terremoto de L’Aquila dello scorso 6 aprile.

La risposta di Berlusconi al terremoto sembra spiegare quest’ultima risalita. E’ stato quasi una settimana nelle zone del disastro e ha perfino offerto ospitalità ad alcuni dei sopravvissuti nelle sue abitazioni. Il 23 aprile ha fatto un ulteriore passo audace, dichiarando che avrebbe spostato la sede del vertice del G8 che si terrà il prossimo mese di luglio a L’Aquila, per fare in modo che una parte dei fondi vadano alla ricostruzione della città. Quello stesso giorno annunciò la cifra apparentemente generosa di 8 miliardi di euro da destinare alle zone terremotate (è emerso in seguito che questi fondi sarebbero stati spalmati lungo un arco temporale non inferiore ai 22 anni).

La risposta di Berlusconi al sisma evidenzia un altro fattore che, secondo i propri sostenitori, spiega la sua risalita nei sondaggi. Come dichiarato da un ministro, “questo è il primo governo dalla Seconda Guerra Mondiale che ha dato agli italiani una classe dirigente decisa come quella che di regola si trova in Europa”. Questo dato è in contrasto con i suoi precedenti mandati, in cui egli dovette affrontare degli alleati riottosi. Molti di questi dissidi furono causati dall’UDC, partito di centro che si separò dalla coalizione di centrodestra prima delle elezioni dell’aprile del 2008 che riportarono la destra al governo.

L’attuale coalizione di governo di Berlusconi è di gran lunga più omogenea. A marzo, i primi due partiti -il suo, Forza Italia, e Alleanza Nazionale, nata dal movimento neofascista- si sono uniti in una singola entità, il Popolo delle Libertà. Degli altri due partiti della coalizione, soltanto la Lega Nord ha un peso parlamentare in grado di far saltare il governo.

Per i critici di Berlusconi, la spiegazione della sua popolarità è piuttosto diversa. Lui sta raccogliendo i frutti dell’influenza sulle opinioni dei suoi connazionali che viene da lontano, influenza che nessun politico contemporaneo è in grado di rivaleggiare. Tutti gli italiani al di sotto dei trent’anni sono arrivati alla maturità politica in un Paese dove Berlusconi e la sua famiglia controllavano la metà dell’offerta televisiva, uno dei quattro quotidiani nazionali, una delle due riviste d’informazione e la più grande casa editrice.

Il suo possesso dei media ha cambiato gli atteggiamenti e perfino il significato di alcune parole. Quando entrò in politica nel 1994, pochi avrebbero creduto alle sue affermazioni di essere vittima di un gruppo di magistrati comunisti conniventi; adesso queste affermazioni sono ampiamente ritenute vere. Quindici anni fa, un “azzurro” indicava qualcuno che rappresentava l’Italia negli eventi sportivi internazionali e un “moderato” indicava un elettore di centro. Oggi un “azzurro” è un parlamentare di Forza Italia; un “moderato” è un suo elettore.

La subdola berlusconizzazione dell’Italia potrebbe essere utile per spiegare una tendenza che ha imperversato nel Paese negli ultimi 12 mesi. Non solo per spiegare le divisioni all’interno dell’opposizione e la spaccatura dei sindacati. Serve a spiegare la convinzione che ha attecchito su una buona parte della società convinta che il Premier rimarrà al potere indefinitamente. “Devo dire che non vedo alcuna alternativa a Silvio Berlusconi” ha dichiarato il regista Gabriele Muccino, uno dei molti intellettuali e artisti che hanno espresso recentemente opinioni simili. E’ ironico, in un Paese nel quale la classe politica ha lavorato per 15 anni alla costruzione del bipartitismo. E’ un cattivo presagio per le riforme economiche, verso le quali Berlusconi ha dimostrato pochissimo interesse. Ed è anche preoccupante in qualsiasi democrazia, soprattutto quando vediamo la situazione nel contesto delle parole e delle azioni del Presidente del Consiglio.

Il suo nuovo partito è antidemocratico come lo era prima Forza Italia. Non è stato eletto, bensì acclamato leader durante il congresso di fondazione tenutosi il mese scorso, che gli ha dato l’incarico di nominare l’esecutivo. Come di routine, ha denigrato la magistratura e, da quando è di nuovo al potere, ha mostrato sempre minore considerazione per il Parlamento. Gli espediente procedurali usati dal governo per evitare il dibattito parlamentare sono stati criticati anche dal suo alleato Gianfranco Fini, già leader di AN e ora Presidente della Camera. Berlusconi ha cercato di giustificarsi dicendo che la miriade di pesi e misure presenti nel sistema rendevano l’Italia ingovernabile. Tuttavia, il Presidente Giorgio Napolitano, in una recente replica, ha dichiarato che pareri del genere indicavano “soluzioni autoritarie”. Dopo tutto, il sistema fu creato proprio per evitare il ritorno di un dittatore come Benito Mussolini.

In pochi credono che ci sia il rischio di tornare a quei tempi bui. Ma una serie di libri pubblicati recentemente hanno evidenziato la portata dell’ascendente di Berlusconi e si domandano come intenda sfruttarlo. Massimo Giannini, uno degli autori, argomenta che il suo obiettivo non è “una dittatura in senso classico, ma (…) una variante moderna di un ‘totalitarismo’ post ideologico”.

Il motivo più forte per cui essere preoccupati viene proprio dalle parole di Berlusconi. Durante il congresso inaugurale del suo nuovo partito, egli rammentò ai circa 6.000 delegati che “la sovranità appartiene al popolo”. Tuttavia ha affermato che il suo era “l’unico partito in grado di definire l’identità della nostra gente”. In effetti, ha dichiarato: “Dobbiamo essere un popolo più che un partito”. Questa frase puzza di populismo puro.

I sostenitori di Berlusconi escludono tutti questi sospetti, insistendo sul fatto che il suo unico vero obiettivo a lungo termine è la presidenza (sebbene, forse, soltanto dopo una riforma costituzionale atta a dargli più poteri). Il 25 aprile, il giorno in cui gli italiani ricordano la liberazione alleata del 1945, il Premier ha dato sostegno all’opinione che lui vorrebbe guidare la nazione, non solo la destra. Ha preso parte alle celebrazioni per la prima volta. Successivamente ha ritirato un disegno di legge piuttosto controverso che avrebbe concesso gli onori militari e la pensione di guerraai militanti della tenace milizia di Mussolini.

Ma Berlusconi ha anche approfittato dell’occasione per suggerire che il nome della ricorrenza dovrebbe essere cambiato. Dovrebbe essere il giorno della libertà, non della liberazione. Come, ad esempio, nel Popolo della Libertà?

[Articolo originale "The Berlusconisation of Italy"]

domenica 22 marzo 2009

THE ECONOMIST: SILVIO, THE ACTRESS AND THE LAW (Silvio, l'attrice e la legge)

Silvio, l’attrice e la legge
Pubblicato giovedì 12 marzo 2009 in Inghilterra
[The Economist]
Sospetti sul tentativo dell’Italia di riformare la magistratura
La storia delle pressioni di Silvio Berlusconi per assicurare delle parti in TV ad alcune attricette è uno dei racconti più strani e degni di nota della colorita vicenda del Presidente del Consiglio italiano. Nel 2007 un quotidiano italiano pubblicò delle indiscrezioni relative ad alcune trascrizioni telefoniche tra Berlusconi, allora capo dell’opposizione, e un importante dirigente della televisione pubblica italiana. In una di queste Berlusconi, cercando di rovesciare la risicata maggioranza al Senato del governo di centro-sinistra, viene citato mentre spiega: “Sto cercando di ottenere la maggioranza in Senato”. “Una persona con la quale sto negoziando mi ha chiesto di raccomandare” un’attrice formosa.
L’inevitabile sospetto fu che Berlusconi stava tentando di convincere alcuni deputati a cambiare orientamento utilizzando il più vecchio dei trucchi nel suo repertorio. Il 25 febbraio, però, il caso è stato archiviato. I magistrati hanno affermato che non vi erano sufficienti prove di reato per procedere sia contro Berlusconi sia contro il dirigente. Quello stesso giorno, stranamente, il Partito della Libertà di Berlusconi (PdL) propose una delle misure più draconiane mai pensate in un disegno di legge scritto per limitare le intercettazioni e la pubblicazione dei loro contenuti.
L’episodio illustra l’origine di molti dei dubbi che circondano Berlusconi in merito ai suoi ultimi tentativi di riscrivere il sistema legale: sta davvero cercando di migliorare i bassi standard della giustizia italiana, oppure sta cercando di proteggere i suoi interessi?
Tutti concordano nel dire che il sistema esistente è un incubo: invadente ma lento, costoso e imprevedibile. I suoi difetti non sono solo una questione di ingiustizia sociale. Ci aiutano a capire perché l’Italia attragga relativamente pochi investimenti stranieri. Secondo un’indagine del 2009 della Banca Mondiale sulla facilità di fare affari, il sistema giuridico italiano offre agli investitori meno protezione del Mozambico; i contratti sono più difficili da far rispettare che in Colombia.
Angelino Alfano, Ministro della giustizia, afferma che ci vogliono più di 31 mesi, mediamente, per portare un caso davanti ad un tribunale; ci sono più di 5 milioni di processi civili e 3 milioni di processi penali in sospeso. Il denaro è parte del problema. I tribunali sono mal-finanziati, e il poco denaro disponibile viene speso per finanziare un’infinità di tribunali troppo piccoli. Nei processi penali inoltre sia la difesa che l’accusa hanno diritto ad almeno due appelli.
Il risparmio è una giustificazione per la prima riforma proposta, che ha a che vedere soprattutto con la restrizione delle intercettazioni. Anche Saverio Borrelli, il magistrato che ha condotto la manovra anti-corruzione chiamata “Mani Pulite” che quindici anni fa ha spazzato via il vecchio ordine politico, riconosce che gli inquirenti italiani fanno troppo liberamente – e pigramente – affidamento sulle intercettazioni telefoniche e quelle ambientali.
La proposta di legge prevede che un’intercettazione telefonica debba essere autorizzata da tre giudici; che ci siano “evidenti” indicazioni di colpevolezza; e – con l’eccezione di reati di mafia e terrorismo – che non duri più sessanta giorni. L’organismo di autoregolamentazione giudiziaria ha criticato le prime versioni della proposta definendole “un serio ostacolo all’attività investigativa”; ha affermato che andrebbe a beneficio dei truffatori, dei ricattatori e dei pedofili. Sotto pressione, il governo ha ritirato alcune delle disposizioni più controverse.
Tuttavia, alcuni aspetti preoccupano giornalisti e avvocati, come le pene rigide previste per la pubblicazione delle intercettazioni, parte di un giro di vite proposto sulle notizie che va dall’arresto al rinvio a giudizio. Oggi le prove dell’azione giudiziaria possono essere pubblicate non appena vengono consegnata alla difesa. Terze parti innocenti possono trovare i loro pensieri più intimi diffusi in pubblico. Ma visti i ritmi lenti dei tribunali, restrizioni del genere, simili a quelle britanniche, potrebbero significare che accuse pesanti possano venire allo scoperto soltanto molto tempo dopo che i fatti si sono verificati.
Una seconda proposta di legge revisionerebbe i lavori della magistratura. Alcuni passaggi, come quello sulla riduzione del numero di appelli, potrebbero aiutare. Ma la riforma principale, separando le carriere del pubblico ministero e del giudice, potrebbe rendere la giustizia più equa ma non più rapida. Un cambiamento, bloccare le prove di un processo qualora venisse portato in appello, rallenterebbe i procedimenti. E inoltre proteggerebbe Berlusconi dopo l’arresto il mese scorso del suo ex avvocato, David Mills, con l’accusa di corruzione.



(english version) Silvio, the actress and the law
Mar 12th 2009 ROME


From The Economist print edition
Suspicions surround Italy’s attempt to reform the judiciary
THE story of Silvio Berlusconi’s lobbying to secure television parts for glamorous actresses is one of the more strange and memorable tales of the Italian prime minister’s colourful history. In 2007 an Italian newspaper published leaked transcripts of telephone calls between Mr Berlusconi, then leader of the opposition, and a senior executive at Italy’s public broadcaster. In one of them Mr Berlusconi, seeking to upset the centre-left government’s narrow majority in the upper house, is quoted as explaining that “I’m trying to get the majority in the Senate”. One voluptuous actress has “been requested from me by someone with whom I am negotiating”.
The inevitable suspicion was that Mr Berlusconi was trying to persuade legislators to defect by using the oldest bait in the book. On February 25th, however, the case was dropped. Prosecutors said there was insufficient evidence of wrongdoing for either Mr Berlusconi or the executive to be tried. On the same day, oddly, Mr Berlusconi’s People of Freedom (PdL) alliance dropped some of the more draconian measures in a bill designed to limit wiretaps and reports of their contents.


The episode illustrates many of the misgivings that surround Mr Berlusconi in his latest effort to overhaul the legal system: is he really seeking to enhance Italy’s poor standards of justice, or is he trying to protect his own interests?
All agree that the existing system is a nightmare: intrusive yet slow, costly and unpredictable. Its shortcomings are not just a matter of social fairness. They help explain why Italy attracts comparatively little foreign investment. According to a 2009 survey by the World Bank on the ease of doing business, Italy’s judicial system offers investors less protection than does Mozambique’s; contracts are more difficult to enforce in Italy than in Colombia.
Angelino Alfano, the justice minister, says it takes more than 31 months on average to bring a case to court; more than 5m civil and 3m criminal cases are pending. Money is part of the problem. The courts are poorly financed, and the limited money available is spent on too many small courthouses. In criminal trials, moreover, both defence and prosecution are allowed at least two appeals.
Saving money is one justification for the first proposed reform, which deals primarily with restricting wiretaps. Even Saverio Borrelli, the prosecutor who led the so-called Mani Pulite (Clean Hands) anti-corruption drive that swept away Italy’s old political order 15 years ago, recognises that Italian investigators resort much too freely—and lazily—to telephone-tapping and eavesdropping.
The bill says a telephone tap would have to be authorised by three judges; they would need “evident” indications of guilt; and with the exception of Mafia or terrorism cases, it could not last more than 60 days. The judiciary’s self-regulatory body has criticised earlier versions of the bill as “a serious obstacle to investigative activity”; it said it would benefit fraudsters, blackmailers and paedophiles. Under pressure, the government has removed some of the most controversial provisions.
Still, some remaining aspects worry journalists and lawyers, such as the stiff penalties suggested for the publication of wiretaps, part of a proposed news clampdown from arrest to indictment. Currently, prosecution evidence can be published as soon as it is handed to the defence. Innocent third parties can find their most intimate thoughts aired in public. But given the sloth-like pace of the courts, such British-style restrictions may mean that serious allegations are heard about only long after the event.
A second bill would overhaul the workings of the judiciary. Some steps, like curbing appeals, will help. But the main reform, splitting the jobs of prosecutor and judge, may make justice fairer but not swifter. One change, stopping the findings of one trial being applied to another one, would slow down proceedings. And it would also shield Mr Berlusconi after the conviction last month of his former lawyer, David Mills, on bribery charges.